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Info - MonteArci

Territorio


Il massiccio vulcanico del Monte Arci è per estensione il secondo dell'Oristanese ed è caratterizzato da due visibili piloni sommitali basaltici, noti come Trebina Longa e Trebina Lada. La zona è ricchissima di ossidiana, roccia nera e vetrosa che per le sue caratteristiche di durezza è stata utilizzata sin dalla preistoria per fabbricare utensili da lavoro e da caccia. Un tempo tutta la zona era un vero e proprio cantiere con oltre 100 stazioni di lavorazione della preziosa pietra. La montagna, nella sua parte occidentale e settentrionale, è ricoperta da una fitta macchia nelle zone più basse, che diventa poi bosco nelle zone in quota. "Arci" in sardo significa "altura". Il monte è di chiara origine vulcanica ed è diffusissima l'ossidiana che è stata ritrovata sull'intero bacino del mediterraneo sin dalla preistoria. Si tratta di una roccia nera, molto dura, che ha rappresentato uno dei primi materiali usati per la costruzione di utensili, di coltelli, di punte per le frecce, etc.. E' stato un materiale estremamente importante per i protosardi, tanto che non esiste nuraghe nel quale non siano stati ritrovati utensili in ossidiana.
Sul Monte Arci sono numerose le testimonianze preistoriche, tra le altre ricordiamo un grande insediamento megalitico (Bruncu'e S'Omu) e un luogo destinato al culto (Sa Domu Is Coambus). L'intera montagna, pur avendo subito negli ultimi anni parecchi incendi, conserva la sua natura splendida, totalmente incontaminata ricoperta com'è di boschi di leccio e sughero, oltre che di corbezzolo, erica, lentisco e mirto: un paradiso per gli amanti del trekking. Ricchissima la fauna la quale, nonostante la scomparsa di cervi, daini e cavallini, annovera cinghiali, volpi, gatti selvatici, martore, conigli, lepri e, per quanto riguarda l'avifauna, ghiandaie, corvi, picchi, colombacci, pernici, upupe, poiane e gheppi. Nei punti di non facile accesso nidifica l'astore e qualche esemplare dell'aquila del Bonelli. E' segnalata la presenza della rarissima gallina prataiola.
Il monte arci presenta le cime spoglie di vegetazione, che però è rigogliosa sui costoni a ovest e a nord. I boschi sono costituiti prevalentemente da lecci e molte varietà di piante di sottobosco.
La particolarità del massiccio del Monte Arci è quella di avere ricchi giacimenti di ossidiana, dovuti chiaramente alla sua origine vulcanica. L' abbondanza di questo vetro vulcanico, che viene spesso definito l'oro nero della preistoria, ha rappresentato fin dalle epoche più remote una straordinaria risorsa economica per le popolazioni locali. Numerose sono le testimonianze connesse alle cave di estrazione ad antichissimi laboratori artigianali (le tracce di frequentazione più antiche risalgono almeno al 6000 a.C.), nei quali il prezioso vetro vulcanico veniva lavorato per ricavarne coltelli, punte di frecce, asce, specchi ed altro ancora. L'ossidiana del Monte Arci è stata ritrovata in moltissimi siti in tutto il Mediterraneo, a testimoniare l'esistenza di un florido commercio che prevedeva l'esportazione del materiale via mare, probabilmente dal vicino Golfo di Oristano, dove recenti ricerche nella zona dello stagno di Marceddì sembrano confermare l'esistenza di un porto preistorico.
Le cime più alte del Monte sono Trebina Longa (812 m slm) e Trebina Lada (795 m slm)

 

Ossidiana

L'ossidiana, un vetro vulcanico frequentemente utilizzato per fabbricare utensili di pietra, è un importante indicatore del commercio esistente nella regione mediterranea antica. Nel Mediterraneo occidentale, l'ossidiana è stata spesso ritrovata a centinaia di chilometri dai giacimenti insulari di Lipari, di Palmarola, di Pantelleria, e della Sardegna. I giacimenti e la distribuzione di ossidiana sono stati esaminati dettagliatamente. Maggiori contributi a questo proposito sono stati fatti da numerosi studiosi sardi tra cui Della Marmora nel diciannovesimo secolo e da Puxeddu nella metà del ventesimo secolo. Puxeddu ha compiuto un'indagine dettagliata nella zona di Monte Arci in Sardegna, dove era già conosciuto il fatto che l'ossidiana era presente in situ. Puxeddu ha identificato quattro giacimenti, undici centri di raccolta, settantaquattro officine, e centocinquantasette stazioni. Il tipo di ossidiana SB, originariamente identificato solo da campioni archeologici, può essere trovato sui pendii occidentali del Monte Arci, vicino a Santa Maria Zuarbara. Materiale lavorabile è stato ritrovato in situ presso numerose località che includono le zone del Monte Sparau Nord, Cucru Is Abis, Cuccuru Porcufurau, Punta Su Zippiri, Bruncu Perda Crobina e Su Paris de Monte Bingias. Sono stati osservati blocchi di m 1, ed entrambi i giacimenti di Cucru Is Abis e Bruncu Perda Crobina contengono noduli di cm 15-20. L'ossidiana di queste zone è nera e tende ad essere vetrosa come quella di tipo SA, ma forse meno traslucida e spesso con accenni di grigio. Alcuni pezzi hanno delle caratteristiche macchie bianche, ma generalmente non è possibile differenziare ad occhio nudo l'ossidiana proveniente dai giacimenti sardi.

L'Ossidiana è un minerale a base di silice con struttura amorfa (senza formazione di cristalli) e più precisamente un vetro naturale denso, e generalmente privo di bolle, che si forma dal rapido raffreddamento della lava vulcanica. Il colore tipico è il nero.

 

Ossidiana nera


L' Ossidiana Nera agisce da magnete attirando le energie dei chakra superiori, cioè le forze dello spirito, verso il primo chakra, cioè il centro di energia che attiene alla Terra, ai fattori fisici, alla sopravvivenza e alla realizzazione dell'Io personale. Si realizza in questo modo un raffinamento e una purificazione del piano materiale, del corpo fisico e dell'Io. L'Ossidiana Nera viene definita "guerriera della verità" poiché agisce da specchio che riflette i difetti della nostra natura, esaltando le paure, le insicurezze e gli atteggiamenti egocentrici che imprigionano le superiori qualità dell'anima. Per questi suoi poteri l'Ossidiana Nera deve essere usata unicamente quando si è ben informati e preparati a porre in atto i cambiamenti cui questa pietra, spesso senza tregua, costringe. L'Ossidiana Nera porta la luce all'interno dell'oscurità creata dentro ognuno di noi dalle paure e dall'egoismo, infatti a differenza di molte altre pietre nere che finiscono con l'assorbire la luce, l'Ossidiana Nera possiede la capacità di contenere e riflettere consistenti quantità di luce. Il nero è uno dei più elevati colori portati dai grandi iniziati delle scuole occulte: esso simboleggia, come del resto l'Ossidiana Nera, la padronanza sul piano fisico. Grandi Maestri quali Cristo, Budda o Maometto hanno dovuto imparare a vincere la tentazione verso l'abuso egocentrico del potere ed essere immuni alle cosiddette influenze negative, che la vita in un mondo dualistico costantemente offre. L'Ossidiana Nera è la dimostrazione della capacità di identificarsi completamente e di divenire tuttuno con la luce, fin quando si esiste e si agisce sul piano materiale. Essa è giunta per annunciare coraggiosamente e fermamente che il Paradiso è costituito da uno stato mentale che può essere raggiunto anche sulla Terra, mentre alberghiamo in un mondo fisico. In effetti la vera magia e la vera sfida presenti nella nostra vita consistono nel creare il Paradiso mentre si è sulla Terra. Le sfere di Ossidiana nera costituiscono oggetti meditativi estremamente potenti che però devono essere usati solamente da soggetti preparati a indirizzarne consapevolmente le energie in quanto il potere racchiuso in tali oggetti è quello di portare alla luce quanto viene occultato dalla parte conscia della mente, cioè portare consapevolezza in tutte le zone oscure del Sé e questo può scatenare ripercussioni tanto a livello fisico quanto mentale ed emozionale.

fonte ESIT
Fonte www.manipura.it

 

Idrografia

Il versante del Monte Arci che ricade nel territorio di Marrubiu è ricco di sorgenti. Esse si presentano come semplici fontanelle o come vere e proprie fonti. Tra le fontanelle sono da annoverare le varie ‘milze": Sa milza craddiaxius fricino a £ Suia); Sa milza is tancas de giara (zona Sa Giara); Sa milza Pimici (zona Monte ArcO; Sa milza de su canabi de s'acqua murra (zona Monte ArcQ; Sa milza de su Gaumbu (sopra la cava); Sa milza sa Spandua Muros; Sa mistza s'Arruaxiu; Sa Mitza de su Stìddiu; Sa Mitza su canabi Anloni Pintus; Sa Mitza de Procusjùrau.s; Sa Milza Sanla Maria Zurabara: Sa Milza Masongiu; Sa Milza sa ma/la manna (zona Sa mafia manna); Sa Milza Pagu Bonu (zona Pagis Bonu); Is Milzas su coddu de Gramaioni (zona Gramaioni); Sa Milza deBanazzeda (zona Banazeda); Sa Milza de Uanni Usai (zona Su Candalarzu); Sa Milza s Acquadroxiu (zona sAcquadroxiu): Sa Milza de Ariu (zona Ariu); Sa Milza Pulzu Margiani (zona Pulzu Margiani); Sa Milza Fossaus (zona Fossausk sa Milza Uanni Saba (zona Garroccia Manna); Sa Milza Costa Luas (zona Monte Arci9,' Sa milza Quasoi (zona Quasodi); Sa Milza Sisinni Sechi (zona Quasodi); Sa Milza de Angioi (zona Milza Angioi), Sa Milza Su Pisi (zona Santa Suia,ì. Alcune sono perenni, altre solo temporanee, ma intorno rimangono sempre zone umide dove la vegetazione è rigogliosa e verde. Abbondante è Sa Milza de Procusfuraus, che è sfruttata per l'acquedotto cittadino.

 

Flora

La flora è la risultante della concomitanza di alcuni fattori ambientali quali il clima, l'altimetria, la trasformazione del suolo. L'ambito territoriale del Monte Arci è legato agli imponenti fenomeni geologici che hanno contribuito a uno dei più grandi eventi vulcanici verificatisi in Sardegna, all'azione combinata della pioggia, alle variazioni della temperatura e all'azione del vento. Nell' Mci la flora si presenta ricca e variegata. La vegetazione è condizionata da una piovosità concentrata nel periodo autunno-inverno-inizio di primavera e da un periodo secco estivo, da miti inverni e caklissiine estati. A prevalere, perciò, sono piante e arbusti a foglie sempre verdi, coriacee, spesso con la presenza di cere protettive che le ricoprono e che permettono di utilizzare le radiazioni del sole e di non subire grossi danni durante la stagione secca per le elevate temperature che si possono raggiungere nel periodo estivo (perfino 40°). È presente nell'Arci circa il 25% dell'intera flora sarda con circa 500 specie e con almeno una ventina di endemismi come è messo in evidenza da una recente indagine compiuta dall'istituto di Botanica dell'Università di Cagliari. È la primavera (marzo-aprile) ad offrire il maggior fascino del Monte Mci. L'essenza principale è il Leccio (Quercus il&r L.), ma anche la Roverella (Quercus pubescensj, la Sughera (Quercus suber,), la Fillirea ("Philiyrea /atifolia» e "agustfolia'), il Corbezzolo (Arbutus unedoj, il Biancospino (Grataegus mrno'na, I ‘Erica rica arborea e Erica scoparia) . la Clematide «C/ernatis vita/ba) che in alcuni punti forma grandi intrecci di liane, la Salsapariglia (Srnilax aspera), l'Edera (iledera elis). l'Agrifoglio (I/ex aqi4fòlium), il Rovo (Rubu,s u1rnfo1ius,, la Rosa canina (Rosa canina), il Viburno (Viburnum), il Pruno selvatico (Prunus spinosa), il Mirto (Myrtrts cornmunis, Nel sottobosco è comune il Ciclamino (cyclamen repandum) , lo Zafferano selvatico (crocus minimus) , il bellissimo Lillu de monti (Pancratiurn illyricurn,), la Peonia selvatica (Paeonia inascula russii). Lungo i ruscelli e nei luoghi umidi si presentano le felci fonde (Osmunda regaiis La Cicuta toniurn macuiatum), il profurnatissimo Puleggio (Mentha pulegium), la Menta acquatica (Mentha aquatica), la Melissa (Me/issa officinalis), la Digitale (Digitalis purpurea), il Verbasco (Verbascurn pulvei-u/entu.s, l'Erba di San Giovanni (fbpericumperforatumj, il Cardo dei lanaioli (Disacusferox), il Marrubio (Marrubium tu/gare), il Cardo mariano (Siiybum rnarianum). il Cardo asinino (Onopordon il/yricum), la Scarlina (Ga/aties tomentosa) , la Carlina (Carlina citymbosa) , I ‘Asfodelo (Asphode/us aestivus,). la Ferula (Ferula commun is) , la Malva (Ma/va yi vesiri s) , il Malvone (Lavatera arbo re a , la Scrofularia (Scropbutaria trifoliala). Le zone più ‘aperte" sono dominate dal Cisto, nelle sue varie specie (Cistus incanus, Cistus monspeliensis, (‘istus sa/r4folius Cistus corsicus), dal Lentischio (Pistacia lentiscus,), dalla Ginestra spinosa (Genista corsica), dalla Genista epbedroides, dal Rosmarino (Rognjarinurn officina/is), dalla Lavanda (Lavandula stoechas), dal terribile Gnidio (Daphne gnidium), dalla Euphorbia characias, mista alla Euphorbia dendroides, l'Elicriso (lIe/ichrysum ita/icuni) e, nella zona di Zuradili, il Poligono Po4'gonum equiseqfot-me) (SinizirO. Sulle rocce è presente il Sedurn caeruleutn e vari muschi e licheni. Numerose le varietà di funghi: Arnanita ovoidea (Farinaccio), Amanita rubescens, Arnanita beterocrorna, Amanita vittadini, Ainanita muscaria, Amanita Panterina t'ar Abietunz, Arnanita citrina, Arnanita Phal/oides (Tiguosa verdognola), Arnanita mairei,Macrolepiota venen ala, Agaricus griseus, Agaricus pseudopratensis, Panaeo/us subbalteatus. Agaricus xanfhodermus, Agaricus silvicola, Pleurotus eryngii Antunna), Xerocornus cbrisenteron, Leccinurn duriuscuiurn, Sui/isis be/linui (Pinarolo), Leccinum corsicurn (Codroinu ‘e mudregu), Leccinum lepidum, Boletus aureus (Porcino nero), Boletus impolitus (Porcino giallo), Sui/bss coiinitus (Pinarolo), Russula maculala, Russu/a o/ivacea, Paxi//us invo/utus, Russula nigricans, Russu/a arnoeno/ens, Lactarius cistophi/us, Russu/a de/ica, Russu/a persicina, Russula rneterophi/la, Lactarius chrysorrheus (Lattario zolfino), Th-icbo/oma squarulosum, Tricho/orna aslrosquamosum, )richo/oma saponaceum, Lactarius de/iciosus (Lattario delizioso), Oinphalotus olearius (Fungo dell'olivo), L'che/orna sinapizans, Lepista nuda. Hygrophorus Russu/a (Lardaiolo), c/itocybe nebularis, Lepistapaneo/a, Clitocybegibba (Imbutino), c/itocybe odora (Anicino), (‘/itocybe inversa, Clitocybe geotropa (Cimballo), Agrocybe aegerita (Piopparello), Armi//aria me/lea (Chiodino), Vo/varie//a speciosa var gloiocep baia, Hypholornafascicu/are (Falso chiodino) Agaricus praec/aresquamosus, Agaricus catnpestris, Agaricus spissicaulis (Prataiolo), Agaricus bernardii (Codroinu de minda), Macrolepiota procera (Mazza di tamburo), Macro/epiota sub quarrosa. Tuber aestivurn (Tartufo estivo) e il raro Geastrumpectinalum. A conclusione di questa sintetica esposizione si ritiene opportuno fornire qualche ulteriore dettaglio su quelle che sono le principali presenze della flora del Monte Arici, per quanto riguarda il territorio ricadente nel Comune di Marrubiu.

 

Fauna


Fermarsi ed ascoltare, contemplando la bellezza delle piante e le formazioni boschive, riserva ancora sorprese di richiami, rumori, versi. Osservando i segni presenti sui rami o alla base degli alberi, le piume, gli escrementi, le impronte, i residui alimentari, il terreno messo sottosopra come fosse stato arato, ci si accorge della presenza di numerose specie di animali. La presenza della grande fauna è solo un ricordo nel Monte Arci, Fino agli anni ‘50 del secolo scorso, era presente il Ceno e il Daino, il Gr(tòne e perfino l'Aquila. Oggi permane il Cinghiale (Sus scrofa meridionalis), anche esso oggetto di caccia impietosa. Sempre più rari sono la Lepre (Lepus copensis rneridionaifr) , il Coniglio, il Gatto selvatico (Pelis libica sarda), la Volpe (vulpes vr4pes ichnusae,, il Riccio (Erinaceus europaeus), la Martora (Martes nzartes latinornrn), la Donnola Muste1a nivalis subsp. Boccamela), il Quercino (Fliomys quercinus). Nelle zone umide abbonda la Raganella (ha) e, suo nemico, il Biacco Moltissimi gli avicoli presenti: la Poiana (Buteo Buteo), la Cornacchia (Còrvus corone cornir), il Corvo imperiale (C'orvus coraxj, la Ghiandaia (Garrulusglandarius ichnusae). l'Upupa ([4rnpa epos), il Picchio rosso maggiore (Deudrocopus rnaio Fico ides rnaior), il Cuculo (Guculus canorus), il Falco pellegrino (Falcoperegrinis) , il Gheppio (Falco tinnunculus) , la Capinera (Sylvia atricapilla) , il Pettirosso (Erithacus rubecola), la Sterpazzola (Sylvia conspicillata), l'Occhiotto (Spivia rneianocephala), il Fioraccino (Regulus ignicapillus), la Cincia mora (Parus ater), Io Sparviero (Acciiter nisus). la Cinciallegra (Parus maior, la Civetta (aHne noctua) , l'Assiolo (Otus scop&, il Barbagianni (lyto alba), la Pernice sarda 4lectoris barbara) e, soprattutto, il Passero sardo (Fringilla coelebs), lo Strillozzo. Ai primi dell'autunno arrivano i "migratori". Un'attenzione particolare meritano i variopinti insetti: le farfalle, le mosche, i coleotteri.

Bibliografia
"Marrubiu , territorio e tradizioni". di Isidoro Meloni

 

Itinerari


Itinerario n 1

DA ZURADILI A 'S'ORTU DE SISINIU GARAU'

ACCESSO SS 131, bivio per Marrubiu
PERCORRIBILITA': a piedi
TIPO DI PERCORSO : naturalistico - ambientale
DIFFICOLTA' : facile, a tratti medio
DISLIVELLO : da 127 s.1.m. a 259 s.l.m.
STAGIONE : evitare i giorni della calura estiva
LUNGHEZZA : circa 2 chilometricirca 2 chilometri
CONFINI MUNICIPALI : tutto sul Comune di Marrubiu
EQUIPAGGIAMENTO : Scarponi o scarpe da trekking che evitano le scivolate e le cadute.

Percorso

Dalla SS. 131, all'altezza del cavalcavia per Marrubiu, si percorre la strada per Masongin. Dopo circa un chilometro si svolta a destra per Zuradili. Ci si inoltra per la strada sterrata per circa 800 metri e si arriva ad un pianoro dove si parcheggia l'auto.
Nella fontanella del parco si può fare rifornimento d'acqua. Una breve visita alla chiesetta intitolata dalla Vergine di Zuradili. Era la parrocchiale di un piccolo villaggio abitato fino al 1680 e poi abbandonato per le carestie e la peste. La chiesa sorge all'interno di una recinto, di proprietà della Parrocchia di Marrubiu, perciò, volendola visitare all'interno, è necessario accordarsi con il parroco. La prima domenica di maggio vi si svolge una grande festa tradizionale, che merita di essere vista.
Il pianoro è una delle tante formazioni conoidi originato dal dilavamento del terreno che copriva originariamente le colate laviche del Monte Arci.
Si possono notare i cespugli del Poligono (Polygonum equisefifonne S. et S.; in sardo Sìntziri) e, guardando verso Marrubiu, l'Onopordon illyricun (Cardo asinino), l'Euphorbia characias, il Cistus monspeliensis. il Silybym rnarianum Gaertn. Ci si avvia nella strada sterrata a fondo naturale, che lambisce un piccolo chiosco, dove sono illustrate le caratteristiche del Monte, e una costruzione di una certa imponenza sorto come Ostello.
La strada è pianeggiante o leggermente in salita.
Dopo circa 200 metri la pendenza è più accentuata. La vegetazione è ricca di Cisto, Euforbia, Lavandula stoechas, Rosmarino, Malva arborea, Corbezzolo, Ginestra spinosa (Genista corsica DC), Erica arborea, e si incontra qualche alberello di Leccio e di Fillirea.
Proseguendo si giunge ad uno spiazzo privo o quasi di vegetazione. Poco oltre, dopo aver superato un cancello a sbarra (sempre aperto), come per incanto la macchia mediterranea precedente si trasforma in un fittissimo bosco di lecci, reso ancor più intricato, alla destra, da numerose lianose, dalla Salsapariglia (Smilax aspera, alle aggrovigliate clematidi (Clematis cirrhosa), mentre, alla sinistra, in un ripido declivio dal sottobosco ben pulito, risaltano i fusti dei lecci. A valle scorre il "Rio muros": è la località di arrivo di questo primo itinerario: S'Ortu de Sisinni Garau.
Il posto è dotato di tavoli e posti a sedere: un buon invito per un pic-nic. Non lontano, appena più a valle, una fontanella. Per il rientro è consigliabile ripercorrere a ritroso la strada già fatta, Il percorso, di andata - ritorno è poco più di 4 chilometri.

 


 

Itinerario n 2

DA ZURADILI A DISPENSA MUROS

ACCESSO : SS 131, bivio per Marrubiu
PERCORRIBILITA': a piedi
TIPO DI PERCORSO :naturalistico - ambientale
DIFFICOLTA' :facile, a tratti medio
DISLIVELLO : da 126 s.l.m. a 428 s.l.m.
STAGIONE : evitare i giorni della calura estiva
LUNGHEZZA : chilometri 3,2 (solo andata)
CONFINI MUNICIPALI: tutto sul Comune di Marrubiu
EQUIPAGGIAMENTO: Scarponi o scarpe da trekking che evitano le scivolate e le cadute.

Percorso

L’itinerario prende avvio da Zuradili e ricalca, nel suo tratto iniziale, il percorso dell’Itinerario n° 1 fino a “S’ortu de Sisinni Garau”, quota 259 s.l.m.
Superato “S’Ortu de Sisinni Garau” l’escursione ci trasporta subito in un insolito paesaggio montano. Il persorso è particolarmente suggestivo nei mesi di marzo e aprile. L’itinerario segue per lunghi tratti il Rio Muros tra la vegetazione a macchia mediterranea dove domina il leccio, la fillirea, il corbezzolo e l’erica,
Resti di focaie per il carbone testimoniano antiche frequenze dell’uomo. Sul terreno, ovunque, tracce di cinghiali, cercatori di tuberi di ciclamino e di altro. Nel folto della vegetazione si celano le ghiandaie, le martore, il piccolo mustiolo e la volpe, qualche raro gatto selvatico.
Lungo il percorso si notano tanti piccoli anfratti scavati sulle rocce dall’erosione procurata dal vento e dall’acqua. Attorno e lungo strada, piccoli sassi di ossidiana nera, di dociti e rioliti, che attestano antiche formazioni vulcarfiche.
La strada, dopo circa 500 metri, si fa più ripida. Persorsi circa 600 metri ci si imbatte in una biforcazione: è preferibile proseguire nella strada di destra che costeggia il Rio Muros. Pareti di rocce basaltiche rendono il camminare più interessante. Ancora 600 metri e la strada si incontra con quella precedentemente lasciata a sinistra, in un piccolo spiazzo.
La strada riprende unica con il Rio Muros a sinistra. Si prosegue per circa 400 metri e si giunge ad un luogo davvero ameno: è Dispensa Muros. La località prende nome da una piccola casa, da poco restaurata, dove un tempo i carbonai, giunti dalla Toscana ai primi del secolo fino a metà del 1900, si radunavano per trascorrere la notte dopo una faticosa giornata di lavoro che consisteva dell’abbattere i lecci per trasformarli in carbone. Testimonianze di questo loro lavoro sono le tante ceppaie dove si sono sviluppati gli attuali lecci.
A Dispensa Muros ci si sofferma per riconoscere le diverse specie forestali e, se si sceglie la stagione primaverile, per ammirare le diverse specie di orchidee selvatiche, i candidi e spinosissimi biancospini, le rose canine, le macchie rosse dei ciclamini e della preziosa digitale, delle varietà di cardi, di verbasco, dei piccoli ‘non ti scordar di me” (Miosofis), dei gerani selvatici, delle felci, della menta, della melissa, del marrubio, dell’agnocasto e tantissime altre specie di fiori ed erbe. Sul posto vi è una piccola sorgente perenne e la possibilità, azie alla presenza di tavoli e luoghi a sedere, di sostare per un pic - nic e per rilassarsi. Da Zuradili si è precorso 3,7 chilometri e si è a quota 428 s.l.m. Il rientro avviene ripercorrendo la stessa strada dell’andata, ma sarà più agevole perché tutta in discesa e anche i tempi di percorrenza saranno più brevi.

 


Itineario 3

DA ZURADILI A PRANU OLLIONIS A SA TREBINA LONGA

ACCESSO: SS 131, bivio per Marrubiu
PERCORRIBILITA': a piedi
TIPO DI PERCORSO: naturalistico - ambientale
DIFFICOLTA' : facile, a tratti medio
DISLIVELLO: da 126 s.l.m, a 809 s.l.m.
STAGIONE : evitare i giorni della calura estiva
LUNGHEZZA : circa 15 chilometri ( andata e ritorno)
CONFINI MUNICIPALI: Comune di Marrubiu e di Morgongiori.
EQUIPAGGIAMENTO : Scarponi o scarpe da trekking che evitano le scivolate e le cadute.
SUGGERIMENTI : Suggerimenti: fare rifornimento d'acqua a Dispensa Muros.

Percorso

L'itinerario ricalca l'Itineraio n° 2 fino a Dispensa Muros.
Da Dispensa Muros, quota 428 s.l.m. appena qualche decina di metri e ci si trova in un paesaggio di aiìtiche formazioni vulcaniche di andesiti basaltiche, dociti, rioliti. La strada divide uno dei filoni vulcanici che per fenomeni di erosione differenziale si protendono fuori del terreno per qualche centinaio di metri e che formano proprio un muro.
Alla destra la punta di Rocca tressa, a sinistra quella di Conca su cauli. La strada ora è più ripida, da affrontare con passo non svelto e, dopo qualche centinaio di metri, in località Zipaneas, si arriva a quota 569 s.l.m.. Dopo un'ansa, sempre in pendenza accentuata, la strada prosegue fino ad arrivare al valico di Pranu Ollionis (642 s.l.m.). Lasciando la biforcazione di destra, che reca a Porteddu Muros e quella di sinistra che è in ripida discesa, ci si incammina per il sentiero centrale. Non è proprio strada, ma semplice viottolo che è necessario seguire con attenzione per non perderlo. Dopo circa 15 minuti si arriva a Bruncu de Congius e si incontra la strada che da S'Acqua Frida porta a Sa Trebina lada. Si prosegue a destra: si è in territorio del Comune di Morgongiori. Il percorso ora è pianeggiante ed il paesaggio è formato dal limite della lecceta a destra, e da grandi spazi dove, alla sinistra, oltre le felci è presente la macchia bassa mediterranea composta prevalentemente da felci arborescenti. da rosa canina, da pini di rimboschimento. Ai primi di aprile sono presenti le meraviglioso peonie e i pancrazi illirici. Le pale per lo sfruttamento dell'energia eolica rendono il paesaggio quasi surreale.
Proseguendo si incontra una piccola caserma e, svoltando a destra, dopo qualche decina di metri, si para davanti Sa Trebina longa (altitudine 809 s.l.m.) che mostra tutta la sua imponenza.
Il panorama spazia su gran parte del Campidano, sul Golfo di Oristano, sul Montiferru: lo spettacolo è davvero meraviglioso e fa dimenticare la fatica e lo sforzo fatto per arrivarci. Per tornare a valle seguire esattamente l'itinerario già fatto: è sconsigliabile tentare altre vie perché si rischia di perdersi ed è assai difficile orientarsi data la fitta vegetazione del bosco: il Monte Arci non bisogna mai affrontarlo da soli!