| Monte Arci |
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| Info - MonteArci | ||||||
TerritorioIl massiccio vulcanico del Monte Arci è per estensione il secondo dell'Oristanese ed è caratterizzato da due visibili piloni sommitali basaltici, noti come Trebina Longa e Trebina Lada. La zona è ricchissima di ossidiana, roccia nera e vetrosa che per le sue caratteristiche di durezza è stata utilizzata sin dalla preistoria per fabbricare utensili da lavoro e da caccia. Un tempo tutta la zona era un vero e proprio cantiere con oltre 100 stazioni di lavorazione della preziosa pietra. La montagna, nella sua parte occidentale e settentrionale, è ricoperta da una fitta macchia nelle zone più basse, che diventa poi bosco nelle zone in quota. "Arci" in sardo significa "altura". Il monte è di chiara origine vulcanica ed è diffusissima l'ossidiana che è stata ritrovata sull'intero bacino del mediterraneo sin dalla preistoria. Si tratta di una roccia nera, molto dura, che ha rappresentato uno dei primi materiali usati per la costruzione di utensili, di coltelli, di punte per le frecce, etc.. E' stato un materiale estremamente importante per i protosardi, tanto che non esiste nuraghe nel quale non siano stati ritrovati utensili in ossidiana.
OssidianaL'ossidiana, un vetro vulcanico frequentemente utilizzato per fabbricare utensili di pietra, è un importante indicatore del commercio esistente nella regione mediterranea antica. Nel Mediterraneo occidentale, l'ossidiana è stata spesso ritrovata a centinaia di chilometri dai giacimenti insulari di Lipari, di Palmarola, di Pantelleria, e della Sardegna. I giacimenti e la distribuzione di ossidiana sono stati esaminati dettagliatamente. Maggiori contributi a questo proposito sono stati fatti da numerosi studiosi sardi tra cui Della Marmora nel diciannovesimo secolo e da Puxeddu nella metà del ventesimo secolo. Puxeddu ha compiuto un'indagine dettagliata nella zona di Monte Arci in Sardegna, dove era già conosciuto il fatto che l'ossidiana era presente in situ. Puxeddu ha identificato quattro giacimenti, undici centri di raccolta, settantaquattro officine, e centocinquantasette stazioni. Il tipo di ossidiana SB, originariamente identificato solo da campioni archeologici, può essere trovato sui pendii occidentali del Monte Arci, vicino a Santa Maria Zuarbara. Materiale lavorabile è stato ritrovato in situ presso numerose località che includono le zone del Monte Sparau Nord, Cucru Is Abis, Cuccuru Porcufurau, Punta Su Zippiri, Bruncu Perda Crobina e Su Paris de Monte Bingias. Sono stati osservati blocchi di m 1, ed entrambi i giacimenti di Cucru Is Abis e Bruncu Perda Crobina contengono noduli di cm 15-20. L'ossidiana di queste zone è nera e tende ad essere vetrosa come quella di tipo SA, ma forse meno traslucida e spesso con accenni di grigio. Alcuni pezzi hanno delle caratteristiche macchie bianche, ma generalmente non è possibile differenziare ad occhio nudo l'ossidiana proveniente dai giacimenti sardi. L'Ossidiana è un minerale a base di silice con struttura amorfa (senza formazione di cristalli) e più precisamente un vetro naturale denso, e generalmente privo di bolle, che si forma dal rapido raffreddamento della lava vulcanica. Il colore tipico è il nero.
Ossidiana neraL' Ossidiana Nera agisce da magnete attirando le energie dei chakra superiori, cioè le forze dello spirito, verso il primo chakra, cioè il centro di energia che attiene alla Terra, ai fattori fisici, alla sopravvivenza e alla realizzazione dell'Io personale. Si realizza in questo modo un raffinamento e una purificazione del piano materiale, del corpo fisico e dell'Io. L'Ossidiana Nera viene definita "guerriera della verità" poiché agisce da specchio che riflette i difetti della nostra natura, esaltando le paure, le insicurezze e gli atteggiamenti egocentrici che imprigionano le superiori qualità dell'anima. Per questi suoi poteri l'Ossidiana Nera deve essere usata unicamente quando si è ben informati e preparati a porre in atto i cambiamenti cui questa pietra, spesso senza tregua, costringe. L'Ossidiana Nera porta la luce all'interno dell'oscurità creata dentro ognuno di noi dalle paure e dall'egoismo, infatti a differenza di molte altre pietre nere che finiscono con l'assorbire la luce, l'Ossidiana Nera possiede la capacità di contenere e riflettere consistenti quantità di luce. Il nero è uno dei più elevati colori portati dai grandi iniziati delle scuole occulte: esso simboleggia, come del resto l'Ossidiana Nera, la padronanza sul piano fisico. Grandi Maestri quali Cristo, Budda o Maometto hanno dovuto imparare a vincere la tentazione verso l'abuso egocentrico del potere ed essere immuni alle cosiddette influenze negative, che la vita in un mondo dualistico costantemente offre. L'Ossidiana Nera è la dimostrazione della capacità di identificarsi completamente e di divenire tuttuno con la luce, fin quando si esiste e si agisce sul piano materiale. Essa è giunta per annunciare coraggiosamente e fermamente che il Paradiso è costituito da uno stato mentale che può essere raggiunto anche sulla Terra, mentre alberghiamo in un mondo fisico. In effetti la vera magia e la vera sfida presenti nella nostra vita consistono nel creare il Paradiso mentre si è sulla Terra. Le sfere di Ossidiana nera costituiscono oggetti meditativi estremamente potenti che però devono essere usati solamente da soggetti preparati a indirizzarne consapevolmente le energie in quanto il potere racchiuso in tali oggetti è quello di portare alla luce quanto viene occultato dalla parte conscia della mente, cioè portare consapevolezza in tutte le zone oscure del Sé e questo può scatenare ripercussioni tanto a livello fisico quanto mentale ed emozionale. fonte ESIT
IdrografiaIl versante del Monte Arci che ricade nel territorio di Marrubiu è ricco di sorgenti. Esse si presentano come semplici fontanelle o come vere e proprie fonti. Tra le fontanelle sono da annoverare le varie ‘milze": Sa milza craddiaxius fricino a £ Suia); Sa milza is tancas de giara (zona Sa Giara); Sa milza Pimici (zona Monte ArcO; Sa milza de su canabi de s'acqua murra (zona Monte ArcQ; Sa milza de su Gaumbu (sopra la cava); Sa milza sa Spandua Muros; Sa mistza s'Arruaxiu; Sa Mitza de su Stìddiu; Sa Mitza su canabi Anloni Pintus; Sa Mitza de Procusjùrau.s; Sa Milza Sanla Maria Zurabara: Sa Milza Masongiu; Sa Milza sa ma/la manna (zona Sa mafia manna); Sa Milza Pagu Bonu (zona Pagis Bonu); Is Milzas su coddu de Gramaioni (zona Gramaioni); Sa Milza deBanazzeda (zona Banazeda); Sa Milza de Uanni Usai (zona Su Candalarzu); Sa Milza s Acquadroxiu (zona sAcquadroxiu): Sa Milza de Ariu (zona Ariu); Sa Milza Pulzu Margiani (zona Pulzu Margiani); Sa Milza Fossaus (zona Fossausk sa Milza Uanni Saba (zona Garroccia Manna); Sa Milza Costa Luas (zona Monte Arci9,' Sa milza Quasoi (zona Quasodi); Sa Milza Sisinni Sechi (zona Quasodi); Sa Milza de Angioi (zona Milza Angioi), Sa Milza Su Pisi (zona Santa Suia,ì. Alcune sono perenni, altre solo temporanee, ma intorno rimangono sempre zone umide dove la vegetazione è rigogliosa e verde. Abbondante è Sa Milza de Procusfuraus, che è sfruttata per l'acquedotto cittadino.
FloraLa flora è la risultante della concomitanza di alcuni fattori ambientali quali il clima, l'altimetria, la trasformazione del suolo. L'ambito territoriale del Monte Arci è legato agli imponenti fenomeni geologici che hanno contribuito a uno dei più grandi eventi vulcanici verificatisi in Sardegna, all'azione combinata della pioggia, alle variazioni della temperatura e all'azione del vento. Nell' Mci la flora si presenta ricca e variegata. La vegetazione è condizionata da una piovosità concentrata nel periodo autunno-inverno-inizio di primavera e da un periodo secco estivo, da miti inverni e caklissiine estati. A prevalere, perciò, sono piante e arbusti a foglie sempre verdi, coriacee, spesso con la presenza di cere protettive che le ricoprono e che permettono di utilizzare le radiazioni del sole e di non subire grossi danni durante la stagione secca per le elevate temperature che si possono raggiungere nel periodo estivo (perfino 40°). È presente nell'Arci circa il 25% dell'intera flora sarda con circa 500 specie e con almeno una ventina di endemismi come è messo in evidenza da una recente indagine compiuta dall'istituto di Botanica dell'Università di Cagliari. È la primavera (marzo-aprile) ad offrire il maggior fascino del Monte Mci. L'essenza principale è il Leccio (Quercus il&r L.), ma anche la Roverella (Quercus pubescensj, la Sughera (Quercus suber,), la Fillirea ("Philiyrea /atifolia» e "agustfolia'), il Corbezzolo (Arbutus unedoj, il Biancospino (Grataegus mrno'na, I ‘Erica rica arborea e Erica scoparia) . la Clematide «C/ernatis vita/ba) che in alcuni punti forma grandi intrecci di liane, la Salsapariglia (Srnilax aspera), l'Edera (iledera elis). l'Agrifoglio (I/ex aqi4fòlium), il Rovo (Rubu,s u1rnfo1ius,, la Rosa canina (Rosa canina), il Viburno (Viburnum), il Pruno selvatico (Prunus spinosa), il Mirto (Myrtrts cornmunis, Nel sottobosco è comune il Ciclamino (cyclamen repandum) , lo Zafferano selvatico (crocus minimus) , il bellissimo Lillu de monti (Pancratiurn illyricurn,), la Peonia selvatica (Paeonia inascula russii). Lungo i ruscelli e nei luoghi umidi si presentano le felci fonde (Osmunda regaiis La Cicuta toniurn macuiatum), il profurnatissimo Puleggio (Mentha pulegium), la Menta acquatica (Mentha aquatica), la Melissa (Me/issa officinalis), la Digitale (Digitalis purpurea), il Verbasco (Verbascurn pulvei-u/entu.s, l'Erba di San Giovanni (fbpericumperforatumj, il Cardo dei lanaioli (Disacusferox), il Marrubio (Marrubium tu/gare), il Cardo mariano (Siiybum rnarianum). il Cardo asinino (Onopordon il/yricum), la Scarlina (Ga/aties tomentosa) , la Carlina (Carlina citymbosa) , I ‘Asfodelo (Asphode/us aestivus,). la Ferula (Ferula commun is) , la Malva (Ma/va yi vesiri s) , il Malvone (Lavatera arbo re a , la Scrofularia (Scropbutaria trifoliala). Le zone più ‘aperte" sono dominate dal Cisto, nelle sue varie specie (Cistus incanus, Cistus monspeliensis, (‘istus sa/r4folius Cistus corsicus), dal Lentischio (Pistacia lentiscus,), dalla Ginestra spinosa (Genista corsica), dalla Genista epbedroides, dal Rosmarino (Rognjarinurn officina/is), dalla Lavanda (Lavandula stoechas), dal terribile Gnidio (Daphne gnidium), dalla Euphorbia characias, mista alla Euphorbia dendroides, l'Elicriso (lIe/ichrysum ita/icuni) e, nella zona di Zuradili, il Poligono Po4'gonum equiseqfot-me) (SinizirO. Sulle rocce è presente il Sedurn caeruleutn e vari muschi e licheni. Numerose le varietà di funghi: Arnanita ovoidea (Farinaccio), Amanita rubescens, Arnanita beterocrorna, Amanita vittadini, Ainanita muscaria, Amanita Panterina t'ar Abietunz, Arnanita citrina, Arnanita Phal/oides (Tiguosa verdognola), Arnanita mairei,Macrolepiota venen ala, Agaricus griseus, Agaricus pseudopratensis, Panaeo/us subbalteatus. Agaricus xanfhodermus, Agaricus silvicola, Pleurotus eryngii Antunna), Xerocornus cbrisenteron, Leccinurn duriuscuiurn, Sui/isis be/linui (Pinarolo), Leccinum corsicurn (Codroinu ‘e mudregu), Leccinum lepidum, Boletus aureus (Porcino nero), Boletus impolitus (Porcino giallo), Sui/bss coiinitus (Pinarolo), Russula maculala, Russu/a o/ivacea, Paxi//us invo/utus, Russula nigricans, Russu/a arnoeno/ens, Lactarius cistophi/us, Russu/a de/ica, Russu/a persicina, Russula rneterophi/la, Lactarius chrysorrheus (Lattario zolfino), Th-icbo/oma squarulosum, Tricho/orna aslrosquamosum, )richo/oma saponaceum, Lactarius de/iciosus (Lattario delizioso), Oinphalotus olearius (Fungo dell'olivo), L'che/orna sinapizans, Lepista nuda. Hygrophorus Russu/a (Lardaiolo), c/itocybe nebularis, Lepistapaneo/a, Clitocybegibba (Imbutino), c/itocybe odora (Anicino), (‘/itocybe inversa, Clitocybe geotropa (Cimballo), Agrocybe aegerita (Piopparello), Armi//aria me/lea (Chiodino), Vo/varie//a speciosa var gloiocep baia, Hypholornafascicu/are (Falso chiodino) Agaricus praec/aresquamosus, Agaricus catnpestris, Agaricus spissicaulis (Prataiolo), Agaricus bernardii (Codroinu de minda), Macrolepiota procera (Mazza di tamburo), Macro/epiota sub quarrosa. Tuber aestivurn (Tartufo estivo) e il raro Geastrumpectinalum. A conclusione di questa sintetica esposizione si ritiene opportuno fornire qualche ulteriore dettaglio su quelle che sono le principali presenze della flora del Monte Arici, per quanto riguarda il territorio ricadente nel Comune di Marrubiu.
FaunaFermarsi ed ascoltare, contemplando la bellezza delle piante e le formazioni boschive, riserva ancora sorprese di richiami, rumori, versi. Osservando i segni presenti sui rami o alla base degli alberi, le piume, gli escrementi, le impronte, i residui alimentari, il terreno messo sottosopra come fosse stato arato, ci si accorge della presenza di numerose specie di animali. La presenza della grande fauna è solo un ricordo nel Monte Arci, Fino agli anni ‘50 del secolo scorso, era presente il Ceno e il Daino, il Gr(tòne e perfino l'Aquila. Oggi permane il Cinghiale (Sus scrofa meridionalis), anche esso oggetto di caccia impietosa. Sempre più rari sono la Lepre (Lepus copensis rneridionaifr) , il Coniglio, il Gatto selvatico (Pelis libica sarda), la Volpe (vulpes vr4pes ichnusae,, il Riccio (Erinaceus europaeus), la Martora (Martes nzartes latinornrn), la Donnola Muste1a nivalis subsp. Boccamela), il Quercino (Fliomys quercinus). Nelle zone umide abbonda la Raganella (ha) e, suo nemico, il Biacco Moltissimi gli avicoli presenti: la Poiana (Buteo Buteo), la Cornacchia (Còrvus corone cornir), il Corvo imperiale (C'orvus coraxj, la Ghiandaia (Garrulusglandarius ichnusae). l'Upupa ([4rnpa epos), il Picchio rosso maggiore (Deudrocopus rnaio Fico ides rnaior), il Cuculo (Guculus canorus), il Falco pellegrino (Falcoperegrinis) , il Gheppio (Falco tinnunculus) , la Capinera (Sylvia atricapilla) , il Pettirosso (Erithacus rubecola), la Sterpazzola (Sylvia conspicillata), l'Occhiotto (Spivia rneianocephala), il Fioraccino (Regulus ignicapillus), la Cincia mora (Parus ater), Io Sparviero (Acciiter nisus). la Cinciallegra (Parus maior, la Civetta (aHne noctua) , l'Assiolo (Otus scop&, il Barbagianni (lyto alba), la Pernice sarda 4lectoris barbara) e, soprattutto, il Passero sardo (Fringilla coelebs), lo Strillozzo. Ai primi dell'autunno arrivano i "migratori". Un'attenzione particolare meritano i variopinti insetti: le farfalle, le mosche, i coleotteri. Bibliografia
ItinerariItinerario n 1DA ZURADILI A 'S'ORTU DE SISINIU GARAU' ACCESSO SS 131, bivio per Marrubiu Percorso Dalla SS. 131, all'altezza del cavalcavia per Marrubiu, si percorre la strada per Masongin. Dopo circa un chilometro si svolta a destra per Zuradili. Ci si inoltra per la strada sterrata per circa 800 metri e si arriva ad un pianoro dove si parcheggia l'auto.
Itinerario n 2
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